Le invasioni digitali

"Crediamo che l’Arte diventi Conoscenza quando viene condivisa"

(dal manifesto di Invasioni Digitali)

Domenica 4 Maggio ArTA, I Figuranti di San Nicola, Pugliaccessibile, Living Heritage e AkuBari vi danno appuntamento alle ore 10.30 a Piazza dell'Odegitria per l'invasione digitale della città vecchia di Bari (qui il link per iscriversi all'evento).

L’iniziativa si inserisce all'interno di una serie di eventi denominati “Invasioni Digitali” (la cui seconda edizione è partita lo scorso 24 Aprile e si concluderà il 4 maggio 2014) aventi come obiettivo quello di liberare la cultura e valorizzare il patrimonio artistico e paesaggistico italiano attraverso i social media: gli invasori, armati di smartphone e tablet, si recano in pace in un "luogo della cultura" (nell'accezione più larga possibile: nel calendario delle invasioni programmate sono elencati musei, percorsi dedicati a scrittori, interi centri storici, parchi etc.). Una volta radunatisi, condividono la propria esperienza culturale attraverso fotografie e riprese amatoriali diffuse sui proprio profili social e segnalate attraverso hashtag specifici (quelli ufficiali dell'intera manifestazione sono #invasionidigitali #digitalinvasions)

"Immortalarci accanto ad una statua o un dipinto famoso, fotografare un bambino che guarda stupito la ricostruzione di un tirranosauro, filmare la nostra gita al castello non sono soltanto gesti narcisistici che soddisfano la nostra voglia di essere al centro dell’attenzione e mostrare agli altri ciò di cui siamo orgogliosi, ma sono anche e soprattutto dei modi per imprimere nella nostra memoria degli attimi preziosi di vita passata a stretto contatto con l’arte, la storia, la bellezza del nostro Paese. E condividere quegli attimi attraverso una fotografia o un video postati sul web è uno strumento potente per invitare gli altri ˗ chi era lontano, chi non conosce, chi non c’è mai stato ˗ a condividere quel momento e percepirne, sia pure a distanza, la felicità, la sorpresa, l’entusiasmo, l’unicità."

Queste parole di Giovanna Baldasssare, una delle organizzatrici dell'evento barese, in un post scritto qualche giorno fa rendono molto bene l'obiettivo prioritario del progetto: condividere.

L'invasione digitale di Bari si articolerà attraverso due incontri in luoghi simbolo della memoria collettiva: il Museo Diocesano, dove agli invasori verrà offerta una visita guidata da parte di ArTa, e la chiesa di San Michele Arcangelo, dove la visita sarà animata dalla presenza di sei figuranti di San Nicola in veste di benedettini.

Un patrimonio culturale per lo più muto

Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.

"Voi siete belle, ma siete vuote. Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiata. Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparata col paravento. Perché su di lei ho uccisi i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perché é lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa".

(Antoine de Saint-Exupéry, Il piccolo principe)

Cosa rende speciale la rosa per il Piccolo Principe? Semplicemente l'averla conosciuta.

Forse è questa la chiave di lettura per comprendere il disinteresse nei confronti di un patrimonio culturale di incredibile valore: la mancata conoscenza. Se migliorassero gli strumenti per la sua conoscenza, quel patrimonio inizierebbe ad essere sentito come patrimonio comune e condiviso e questo ne consentirebbe anche una valorizzazione più efficace.

Il nostro patrimonio culturale è per lo più muto: le carenze nella strategia comunicativa derivano anche dall'assenza di un adeguato apparato informativo. Nello scorso ottobre i reportage di Manlio Lilli e Flavia Amabile sulle pagine de La Stampa hanno sollevato il problema dei “monumenti fantasma” a Roma. E i monumenti fantasma in questione erano addirittura il Mausoleo di Augusto, l’Ateneo di Adriano, la Meta Sudans, le Terme di Traiano!

Ma vi sono esempi eccellenti anche per la nostra città: un articolo comparso su Repubblica Bari lo scorso novembre denunciava la necessità di urgenti restauri per le tele conservate nella chiesa di santa Chiara - dipinti rinascimentali, di scuola veneta o napoletana, alcuni tentativi di imitazione caravaggesca, altri ispirati al Barocci, altri ancora firmati da Nicola Gliri ed Andrea Miglionico. Questo tesoro d’arte fece gola persino a Napoleone Bonaparte e avrebbe potuto essere esposto al Louvre: una commissione di esperti aveva selezionato alcune fra queste tele, apponendo loro un timbro di ceralacca (ancora visibile). Gioacchino Murat morì e le tele non partirono più: sono ancora lì, in una chiesa che la maggior parte dei giorni è chiusa al pubblico, e necessiterebbero di un restauro.

Le prime due riflessioni cui si è indotti sono:

  • le tele avrebbero avuto più fortuna a Parigi
  • le tele sono condannate alla clausura

che suscitano a loro volta questa domanda: perché non liberare quelle tele, consentendo a tutti, anche ad una casalinga del South Dakota, di poter godere della loro bellezza?

La rivoluzione digitale e i nuovi modelli di fruizione

"Crediamo che Internet sia in grado di innescare nuove modalità di gestione, conservazione, tutela, comunicazione e valorizzazione delle nostre risorse"

(dal manifesto di Invasioni Digitali)

I Beni Culturali sono beni comuni. Le Soprintendenze hanno però goduto di un controllo quasi totale sui beni culturali custoditi, sia grazie a vincoli fisici (accesso agli spazi espositivi) sia grazie a vincoli tecnici e legali (mediante licenze per la diffusione di fotografie analogiche di BBCC).

La riproduzione dei beni culturali di proprietà statale è soggetta, già in base alla Legge Rochey (n. 4 del 14 gennaio 1993), ad autorizzazione da parte del Soprintendente e al pagamento di un canone, tranne per i motivi di studio e l'uso personale.

Gli artt. 108 e 109 del Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, "Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, e relativi decreti attuativi, non modificano nella sostanza la norma precedente.

Le principali motivazioni da parte delle istituzioni culturali nel limitare l’accesso e il riuso dei beni culturali in pubblico dominio sono la possibilità di estrarre valore economico dalla distribuzione dei contenuti culturali e dall'offerta commerciale di prodotti ad essi collegati ed il rischio di utilizzo improprio dei contenuti e di “diluizione” del valore culturale (rischio maggiore per le opere più popolari o studiate, ma meno per oggetti o parti di collezioni museali che sono sottoutilizzati o di cui mancano accurate descrizioni e ricerche, come per esempio le tele di Santa Chiara a Bari).

Ci si rende dunque facilmente conto che se non si vuole innescare un circolo vizioso di decrescita della fruizione del patrimonio culturale bisogna che simili logiche economicistiche e protezionistiche vengano contrastate e superate.

Le conseguenze pratiche di una situazione del genere sono varie e soprattutto creano dei forti limiti al riutilizzo di immagini sul web. La rivoluzione digitale e la rete internet hanno fatto emergere nuove forme di utilizzo delle immagini dei beni culturali che richiedono senza dubbio più rapide forme di licenziamento dei contenuti. Per esempio, vi può essere l’estrema difficoltà (se non l’impossibilità, almeno teorica) di pubblicare su Wikipedia foto di oggetti custoditi nei nostri musei: nel 2007 il Polo Museale Fiorentino, richiamandosi al Codice, ha chiesto e ottenuto la rimozione da Wikipedia delle immagini (tendenzialmente a bassa risoluzione) relative alle opere conservate nei propri musei, in quanto nessuno aveva ottenuto esplicita autorizzazione alla loro pubblicazione.

Malgrado le stringenti norme esistenti, i beni culturali vengono (illecitamente) riprodotti e migliaia di immagini circolano sulla rete.

La digitalizzazione delle immagini e la rete internet offrono oggi nuove opportunità per la fruizione dei Beni Culturali, attraverso un accesso più ampio e attraverso l’uso e il riuso dei contenuti digitali. Si pensi, ad esempio, alle potenzialità delle reti degli utenti nel condividere, aggregare e collegare contenuti. Dal momento che quasi tutte le collezioni museali detengono solo una piccola parte dell’opera di ogni singolo artista, periodo storico o movimento culturale, la possibilità di mettere insieme nello spazio virtuale le riproduzioni digitali dei beni culturali associate con informazioni condivise e generate dagli utenti può senza dubbio migliorare l’esperienza dei fruitori delle collezioni museali.

L’esigenza di modificare le regole che finora hanno limitato la diffusione e il riutilizzo del patrimonio culturale digitalizzato si inserisce nel più ampio dibattito sull'apertura e sul riuso di dati e contenuti digitalizzati in possesso del settore pubblico. L’esigenza di dati aperti nasce proprio dal riconoscimento che, grazie alla rivoluzione digitale, mettere a disposizione le informazioni relative al settore pubblico in modo trasparente, efficace e non discriminatorio può favorire la creazione di servizi online innovativi che generano potenziale valore economico e qualità sociale. Lo stesso può valere quindi per i musei con la riproduzione digitale delle loro collezioni.

Il punto di partenza potrebbe essere quello di considerare i beni culturali come “beni comuni” anche nei diritti connessi, dunque anche nella loro riproduzione, qualora non vi sia scopo di lucro. La libera circolazione delle immagini dei beni culturali crea valore (anche in senso economico/monetario) per le istituzioni culturali stesse, aumentandone la visibilità e la reputazione.

"Crediamo nella semplificazione delle norme per l'accesso e riuso dei dati dei Beni Culturali per incentivarne la digitalizzazione"

(dal manifesto di Invasioni Digitali)

I nove emendamenti al Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio proposti dall'iniziativa Beni Culturali Aperti vogliono eliminare il più possibile l’ostacolo dell’autorizzazione per l’accesso ai dati dei Beni Culturali. Essi sono relativi ad alcuni articoli del Codice:

  • emendamenti Artt. 12, 15 e 17: rilascio dei dati relativi al nostro patrimonio culturale in formato aperto, per puntare a forme di promozione della conoscenza del nostro enorme patrimonio, per esempio attraverso piattaforme come Europeana o Wikipedia
  • emendamento Art. 12: rilascio in formato aperto dell’archivio informatico delle schede descrittive del patrimonio immobiliare di proprietà dello Stato
  • emendamento Art. 15: rilascio in formato aperto dell’elenco dei beni per cui è stata fatta la dichiarazione di interesse
  • emendamento Art. 17: rilascio in formato aperto del Catalogo Nazionale dei Beni Culturali
  • emendamenti relativi agli artt. 107 e 108 (riproduzione dei beni culturali e canoni di concessioni e riproduzione): la riproduzione di un bene culturale potrebbe essere automaticamente e gratuitamente autorizzata (con semplificazione burocratica notevole), per fini non commerciali o per fini commerciali qualora l’autore accetti di mettere a disposizione della collettività l’immagine, con licenza CC by SA. La ratio della norma sarebbe la seguente: chi riproduce un bene culturale per scopi industriali o commerciali deve richiedere un’autorizzazione esplicita e compensare l’istituzione che lo ha custodito (anche) a suo vantaggio; chi, invece, mette a disposizione dell’intera collettività la riproduzione può essere esentato dal pagamento (e dai costi e perdite di tempo legate ad una formale richiesta di autorizzazione), in considerazione di ciò che restituisce alla collettività

"Crediamo che il riuso dei dati e delle immagini dell'arte attraverso le piattaforme che mettono in connessione fra loro visitatori, esperti, studiosi, appassionati, possa attivare la produzione di contenuti personali UGC (User Generated Content), a beneficio di processi co-creativi di valore culturale ed economico per tutti"

(dal manifesto di Invasioni Digitali)

I grandi amano le cifre. Quando voi gli parlate di un nuovo amico, mai si interessano alle cose essenziali. Non si domandano mai: «Qual è il tono della sua voce? Quali sono i suoi giochi preferiti? Fa collezione di farfalle?» Ma vi domandano: «Che età ha? Quanti fratelli? Quanto pesa? Quanto guadagna suo padre?» Allora soltanto credono di conoscerlo.

(Antoine de Saint-Exupéry, Il piccolo principe)

 

I benefici della condivisione dei dati dei BBCC sarebbero molti:

  • riduzione dei costi di pubblicazione online dei dati, siano essi foto, video o documenti. Abbiamo archivi semi abbandonati, con un patrimonio inestimato che non viene usato in nessun modo. Liberare dai diritti d’immagine le riproduzioni delle opere ne permetterebbe l’uso commerciale e da esso la possibilità di far riscoprire opere e artisti che pochi conoscono
  • visibilità, altrimenti quasi azzerata: è il caso della maggior parte delle chiese dei nostri centri storici, spesso tutte escluse dai circuiti turistici perché non conosciute. Qual è il patrimonio culturale che si sceglie di visitare? Non certo quello di cui non è possibile nemmeno sapere in che cosa consiste! Un’inchiesta sulle pagine de La Repubblica ha rivelato come i musei italiani sul web appaiono brutti ed inospitali: le interfacce grafiche sono vecchie e statiche, manca lo sfruttamento delle risorse commerciali: “la Venere di Botticelli e il David di Michelangelo non trovano la giusta valorizzazione commerciale rispetto alle opere del Rijks Museum di Amsterdam e della Tate Modern Gallery di Londra, dove si arriva anche a ritagliare una sezione di quadro per ottenere una cover per smartphone” . Perché dunque non consentire il riuso dei dati digitali per rinnovare le nostre vetrine elettroniche?
  • condivisione dei dati in maniera scalare, partendo dai dati di opere d'archivio, non visibili al pubblico e quindi non soggette a bigliettazione. Va preservata la possibilità che le istituzioni culturali, che conservano beni di particolare pregio, possano ricavare utili dalle riproduzioni che possano avere notevole valore commerciale.
  • una buona digitalizzazione degli archivi incentiverebbe gli studi dall’estero, gettando delle ipotesi di ricerca che poi potrebbero essere approfondite in loco (turismo accademico). Magari l’esposizione degli archivi potrebbe generare un’importazione di cervelli” dopo le grandi fughe!
  • la nascita di un settore di mercato legato alle immagini e ai dati di un determinato archivio ne rinnova la possibilità di raccogliere fondi. Nel caso di opere che necessitano di interventi di restauro a quale facoltoso mecenate non farebbe piacere contribuirvi nella consapevolezza che chiunque riuserà una foto di quel restauro vi troverà affiancato il proprio nome?

"Crediamo nella necessità di confronto fra tutti gli attori dei beni culturali perché le idee non rimangano isolate ma possano circolare e ispirare altri a migliorarle e renderle operative perché solo dallo scambio di conoscenze deriva altra conoscenza. Siamo convinti che questo scambio non debba limitarsi ai confini di un paese ma possa, e debba, essere internazionale"

(dal manifesto di Invasioni Digitali)

Alcune esperienze pioneristiche nella produzione, condivisione e riutilizzo dei contenuti digitali derivati da BBCC in pubblico dominio sono basate sulla messa a disposizione sul Web di immagini digitali mediante licenze Creative Commons da parte delle stesse istituzioni culturali, che permettono agli utenti di riutilizzare e distribuire le immagini con l’obbligo di attribuzione e condivisione allo stesso modo (CC by SA).

Un primo gruppo di esperienze si basa sull’iniziativa delle stesse istituzioni culturali a rilasciare immagini digitali:

Un secondo gruppo di esperienze non si basa direttamente sull'iniziativa delle istituzioni culturali a rilasciare immagini digitali, ma sulla creazione e condivisione di contenuti generati dagli utenti: esempio Wiki loves Monuments ed Invasioni Digitali.

Un'altro esempio di creazione e condivisione di contenuti generati dagli utenti è la stessa Wikipedia.

Cercando la voce su Wikipedia relativa alla Cattedrale di Bari ed andando nella sezione cronologia è possibile visualizzare i nomi di tutti gli utenti che hanno dato il loro contributo ad arricchire questa voce volontariamente.

Nella sezione multimediale di wiki, WikiCommons, sono state caricate già alcune foto. O ancora, ci sono pubblicazioni sulla nostra Cattedrale che potrebbero essere condivise su WikiSource, la biblioteca di Wikipedia, condivisione che aiuterebbe a catalogare e mettere in relazione con altre pubblicazioni relative.

Sono molte le strade che ciascuno di noi può decidere di intraprendere per contribuire alla valorizzazione e diffusione del nostro patrimonio culturale! L'invasione programmata per Bari domenica 4 Maggio potrebbe essere un buon inizio! Accorrete numerosi!